algaspirulina in julie & julia
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Oggi pomeriggio in redazione, dopo essere andata a far pipì, ho avuto un'altra illuminazione.
Siccome a marzo dell'anno scorso Gigi mi aveva detto che nel 2010 sarei finalmente rinata alla vita, più bella e più forte, praticamente una superstar, quest'illuminazione di oggi direi che (con molta fede e con la sfrontatezza che mi contraddistingue) costituisce il primo step.
E cioé che ho scoperto che ho un corpo da odalisca e che il mio corpo va bene così com'è.
Davvero :-)
Ho capito all'improvviso che è abbondante, ma sodo come il marmo.
È vellutato, chiaro, profumato, morbido, generoso, avvolgente.
È bello così e mi piace un sacco (incredibile, ma vero) :-)
Non farò mai più diete, loggiurosuddio, a tavola mi tratterò come una principessa, butterò via tutto quello che non mi entra più e appena avrò soldi da spendere mi comprerò cose mooooooolto scollate ;-)
Perché mi stanno bene.
soundtrack: Light My Fire, The Doors
Sai perché mi piace cucinare?
Perché dopo una giornata in cui niente è sicuro, e quando dico niente è niente, una torna a casa e sa con certezza che aggiungendo al cioccolato lo zucchero, i rossi d'uovo e il latte, l'impasto si addensa.
È un tale conforto...
Ci sono film che, anche senza essere niente di che (nel senso che non pretendono di essere profondi, pregnanti, profetici, assoluti) ti fulminano e ti fanno innamorare all'istante.
Così è stato, per me, con Julie & Julia.
Semplicemente perché parla (anche) di me.
Di come potrebbe essere la mia vita ma anche di come (in fondo) è: una vita salvata dall'amore per la cucina.
Niente di più e niente di meno.
È difficile da spiegare e nella realtà, invece, è così facile.
Stare sveglia tutta la notte davanti ai fornelli, estasiarsi per un pandispagna riuscito alla perfezione (e al primo colpo, ma anche dopo dieci tentativi, non importa), godere spropositatamente annusando il basilico fresco pensando a quello che ci si farà piuttosto che assaggiando per la prima volta un ossobuco che si scioglie in bocca non è un delirio maniacale, ma qualcosa che ti può davvero mettere al sicuro da tutti i mali del mondo.
Cucinare, nel senso di far da mangiare (che poi diventa dare da mangiare) è un gesto apparentemente minimo, ma in realtà enorme: un buon piatto è sempre una dichiarazione d'amore.
Cucinare può essere un modo per scappare da una vita che non ti piace.
Può diventare un linguaggio speciale.
Può coccolare, entusiasmare, curare, sedurre.
E come tutte le vere passioni, può anche muovere le montagne.
soundtrack:
L'ultima volta che sono andata a Torino ho fatto una scappata nell'orto di mia madre perché sapevo che le melagrane erano pronte.
Me ne sono fatta una sporta e me la sono camallata a piedi per tre chilometri (di domenica, in campagna le corriere non passano tanto spesso).
Erano otto, enormi, pesavano come pietre.
Tre le ho regalate, perché portano fortuna.
Altre tre le ho usate stasera per fare la gelatina.
Non è che sia proprio dolce.
È una via di mezzo che in questo momento, ci sta proprio bene.
Bellissima da vedere e starà da dio con il budino di biscotti e cioccolato che ho preparato per la cena di domani.
Se delle piccole cose val la pena di esser contenti, ebbene, io lo sono.
Buonanotte :-)
soundtrack:

È sabato pomeriggio, sono a casa da sola con la radio a palla e questo è quel che si vede dalla mia finestra.
Se non freno, il mio cervello penserà a cose carine che si potrebbero fare con un tempo uggioso come questo.
Infatti freno col freno a mano e me ne vado in cucina a fare l'insalata russa, l'arrosto di maiale al latte, la torta di mele. Non so nemmeno per chi.
Ma non importa.
L'importante è restare verticali, giusto?
soundtrack:
Stanotte mi sono inventata un gioco per meglio arrivare cotta al momento del sonno.
Ho preso su le mie vecchie agende superstiti e ho lanciato Fb, poi mi sono messa a cercare tutte le persone di cui avevo il nome.
Un po' ne ho trovate, un po' no.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che nelle vecchie agende c'erano un sacco di fogli e foglietti sparsi e io mi sono incantata a guardarli.
Liste della spesa (proprio tante, è una mia mania), appuntamenti con i pediatri dei kids (eh, erano proprio piccoli) e nomi scarabocchiati di corsa, con accanto un numero di cellulare.
Ma chi sono queste persone?
Il punto è che non me lo ricordo più.
Il punto è che la (mia) vita è un viaggio.
Il punto è che no, non si torna indietro.
soundtrack:
Il tempo corre a rotta di collo e le giornate sono tutte perfettamente identiche.
Torno a casa che le sette di sera son passate da mo' e tutto quello che riesco a fare è cucinare, mangiare parlare con Pietro (in realtà parlo da sola, lui mica ascolta), sparecchiare e sedermi davanti al monitor e fissarlo, come ho già fatto per dieci ore, prima.
Quando sono sicura che crollerò in un tempo ragionevolmente breve (lo scopo è avere a disposizione il minor tempo possibile per pensare), mi alzo dalla sedia e vado a letto (ma non nel mio, non più).
Se riesco, leggo (ma ho anche finito de Botton, ora come faccio?) poi mi addormento e sogno tabelle e palinsesti per tutta la notte.
Faccio il minimo indispensabile: lavoro, cucina, bucati, stiro, correzione compiti. Le pulizie solo nei weekend.
Non ho niente da raccontare a nessuno e, per adesso, ancora un po' mi dispiace.
Ma credo che presto non mi dispiacerà più, semplicemente perché non sentirò più il bisogno di raccontare.
È solo una questione di tempo.
soundtrack:
Quentin Tarantino è un genio.
Solo lui poteva tirare fuori un film così pulito, commovente, ironico, rigoroso, liberatorio, intelligente, per nulla retorico (ma mooolto romantico).
Gli ideali esistono? Sì. Bene.
Ma anche no.
La violenza è inutile? Sì. Ottimo.
Ma anche no.
In quasi due ore magistralmente girate, splendidamente recitate, piene di risse da saloon e colpi di scena, di musica da urlo e di citazioni su citazioni (e lui cita così bene, mmmhhh...) Tarantino ci fa vedere la storia (che tutti purtroppo conosciamo) da un punto di vista completamente diverso.
Molto più ambiguo e scivoloso e nello stesso tempo molto più onesto e vero.
E, probabilmente, come vorremmo fosse andata.
Forse faccio una considerazione un po' azzardata, ma credo che a mio padre questo film sarebbe piaciuto un sacco.
Perché solo quel genio di Tarantino poteva dircelo così chiaramente: la guerra è guerra, e la guerra, in fondo, è un western.
soundtrack:
Anche se ho in canna un post bastardissimo sulle differenze tra Milano e Torino e nonostante la profonda inquietudine che mi viene dal consumare i miei giorni da più di un anno in una bolla, alcune parti di me (quelle più maiale), sono ancora belle sveglie.
Non esistendo nel raggio di cinquanta chilometri uno straccio di maschio adulto in grado di provocarmi una vaga voglia di incontri ravvicinati, ultimamente sto convogliando le mie curiosità esplorative verso il cibo (e si vede, ma chissenefrega).
Quindi, questa sera, mi sono sottomessa ad un rito di iniziazione gastronomica indispensabile in questa stagione e in questa regione.
Ho assaggiato la mia prima cassoeula che, non a caso, è un piatto a base di porco.
Non l'ho fatta io, bensì comprata in un sontuoso negozio di Sanfe (qui è tutto piùommeno sontuoso).
E l'ho fatto con una duplice motivazione: perché mi han detto che lì la fanno bene e perché così, quando tenterò la riproduzione, avrò un termine di paragone gustativo a cui affidarmi.
La cassoeula è un piatto che definirei ostrogoto, e mi fa fatto venire in mente le battaglie nelle nebbie della bassa padana che Ermanno Olmi racconta ne Il mestiere delle armi.
È un piatto un po' ruvido, assai poco sexy e non so quanto affettuoso.
Ma, effettivamente (almeno quello che ho appena sbranato io), delizioso.
Il che, filosoficamente, mi porta a pensare che una roba povera ma fatta comediocomanda acquista un valore inestimabile ed è capace di conquistare anche la persona più diffidente.
E, già che ci sono, aggiungo che l'autore di questa squisitezza mi sembra sia nato ad almeno cinquecento chilometri a Sud di Milano.
Chissà cosa direbbe Bossi ;-)
soundtrack: Giovane esploratore Tobia, Francesco De Gregori
C'è poco da fare, sono bellissima.
soundtrack: Quatuor pour la fin du temps - quinto movimento, Olivier Messiaen
A una vendita di beneficenza ho comprato per un dollaro un libretto di oroscopi rovinato e incompleto. Il fatto è che conteneva un oroscopo della Bilancia per l’inizio di novembre 2009 molto più utile di quello che avevo scritto io. Eccolo: "L'elegante libellula vive solo pochi mesi. Ma un albero di sequoia può rimanere sulla terra anche duemila anni. Allo stesso modo, alcuni legami, alcune creazioni, alcuni mondi durano solo un attimo, mentre altri sono destinati a resistere ai danni del tempo". Quanto vivrà il sogno che hai appena partorito, Bilancia? È ora di deciderlo e agire di conseguenza.
Sogno? O_o
Mi dispiace, Rob, ma stavolta hai toppato.
Sull'albero di sequoia ti posso dar pure ragione (il mio aspetto, ultimamente, ci si sta davvero avvicinando e del resto non sarò mai un'elegante libellula, nemmeno se facessi lo sciopero della fame ad oltranza), e anche sul fatto del destino a resistere.
Ma più che ai sogni, veramente sarei interessata al sonno.
Più che sonno, direi letargo ;-)
Il punto è che non ho sogni.
E nemmeno sonno.
p.s.
e, per piacere, duemila anni così, no.
ti prego :-)
soundtrack: Ninna nanna del chicco di caffè, Serena e i Bimbiallegri